Custodire le ceneri o conservare il fuoco?


Mi è capitato di passare un fine settimana a Ivrea, tranquilla cittadina ai piedi delle Alpi, in occasione del lancio de Il Quinto Ampliamento.
Forse un MBA ad Harvard o Cambridge non sarebbe valso quanto 3 giorni di passione, visioni, genio, eresia, e in parte follia nella piccola cittadina piemontese. Un evento gratuito, inclusivo, aperto a tutti e per tutti.
Può capitare di accorgersi, a Ivrea, che per due secoli e mezzo abbiamo preso una strada, certamente valida, ma forse non la migliore. Ascoltare dalle parole del professor Zamagni che il primo corso universitario in economia al mondo fu istituito a Napoli, nel 1754, figlio dell’umanesimo italiano, che trova le sue radici nel rinascimento, nel pensiero francescano, mi ha colpito. Un corso in Economia Civile, per l’uomo, in cui l’essere umano non è solo egoista e cercatore del proprio massimo interesse ma spinto da altre forze, quali la reciprocità, la solidarietà sociale, la collettività, in contrapposizione alla nascente teoria economica di stampo anglosassone. Tale economia, definita Politica, vede l’uomo cercatore del proprio massimo interesse e fonda le proprie radici in Hobbes: Homo omini lupus, l’uomo è lupo per gli altri uomini.
Può capitare di scoprire che il modello anglosassone di intendere l’economia, oggi, non è solo dominante, ma anche l’unico ad essere insegnato nelle università del mondo, comprese quelle italiane. Può capitare di accorgersi del paradosso per cui gli americani, massima espressione di un certo tipo di sistema economico, inventino le Benefit Corporation, la Corporate Social Responsibility, la Green Economy ecc…, e noi, smemorati e indifferenti al nostro glorioso passato, le inseguiamo quasi con un senso di inferiorità.
Può capitare però anche di scoprire che l’Italia è il primo Paese al mondo (dopo alcuni Stati USA ma non gli interi Stati Uniti) ad aver introdotto una forma giuridica per le imprese dell’economia civile, le Società Benefit, grazie all’iniziativa di una politica che in questo caso ha avuto la P maiuscola.
E poi ti ritrovi ad ascoltare le parole di Adriano Olivetti, colui che ha fatto la più grande esperienza di economia civile della storia, in uno spettacolo teatrale/musicale dentro la fabbrica; parole rivolte a centinaia di persone con gli occhi lucidi che non desiderano altro che raccontare il proprio aneddoto, la propria storia, la propria testimonianza di quanto fosse stata un’esperienza vera, incredibile, eretica e folle.
Una fabbrica, oggi, quasi del tutto vuota e abbandonata. E’ come se La Mecca fosse abbandonata dai musulmani, Gerusalemme da cristiani ed ebrei, Atene dai greci e dall’occidente intero. I paragoni non si contano.
Ma noi, esseri umani, siamo mossi solo dall’egoismo o abbiamo anche una spinta al bene e agli altri? Siamo esseri semplici e lineari o sistemi complessi fatti di contraddizioni, emozioni, irrazionalità, passioni? La domanda che si pone rappresenta una sfida molto ambiziosa, quasi epocale; spetta a noi decidere se continuare a celebrare i fasti di un glorioso passato o raccogliere la migliore testimonianza, farla nostra, e lasciare che generi nuova linfa vitale.
Per fortuna il fuoco non si è spento; la brace, sotto la cenere, arde ancora.
Matteo Plevano

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