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Un uomo con un binocolo, per vedere il futuro; un uomo con un megafono, per contribuire alla sua costruzione.

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Terzo anno di Progetto Green Jobs al via!

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Al via la terza annualità di Progetto Green Jobs (linea d’azione ‘Orientamento’) di Fondazione CariploAnche quest’anno Green Jobs Hub sarà impegnato come ente attuatore, insieme a Città dei Mestieri di Milano, in questa entusiasmante avventura.

Come gli anni precedenti, il progetto prevede azioni di orientamento e informazione sulle opportunità di studio e lavoro offerte dalla green economy, rivolte agli studenti delle classi quarte di 25 licei lombardi, per un totale di circa 2.500 ragazzi.

Un interesse quello verso l’economia sostenibile che trova ampio spazio tra i giovani: nell’edizione precedente ben il 54% ha scelto di approfondire la tematica in un colloquio individuale di orientamento. Un vulcano di energia che trova sbocco nei molteplici percorsi di studio che i diversi indirizzi e settori possono offrire.

Inoltre porteremo la testimonianza di manager, professionisti, tecnici, imprenditori che a vari livelli e in diversi settori sono protagonisti dell’economia sostenibile di oggi, per ispirare e formare i protagonisti dell’economia di domani.

Indirettamente questo progetto incide come forma di educazione civica al lavoro. L’idea di lavorare in coerenza con i propri valori, e poterli affermare generando ricchezza (nel senso più alto del termine) è un messaggio molto forte, sia come forma di attivazione di energie, sia per riaffermare la centralità del lavoro come fondamento del vivere sociale.

Poter svolgere un’attività lavorativa che ha ripercussioni ambientali e sociali, come nel caso dei green jobs, è un modo forte per stimolare l’entusiasmo, generare motivazione e partecipazione sociale condivisa.

Quasi sempre i concetti di lavoro e sostenibilità sono scissi, come appartenenti a due domini diversi. Di conseguenza anche i valori posseduti dalle persone tendono a non dialogare, provocando anche una scissione delle azioni concrete. Creare un collegamento tra queste due sfere apre scenari inediti a livello di possibilità: il messaggio forte che passa è che la sostenibilità può essere una grande opportunità di lavoro e può diventare il modo per esprimere i propri valori. Affermare che tutto ciò sia possibile, ascoltando anche i preziosi racconti dei testimonial, pone l’evidenza dei fatti al di sopra di opposte speculazioni.

Leggi la Relazione finale del Progetto Green Jobs 2016-2017

1+1=3

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Contaminare due saperi apre nuovi scenari e noi di Green Jobs Hub ci stiamo provando.

Ecco il ragionamento:

I due saperi in questione sono l’osservazione del cambiamento verso un’economia sostenibile e socialmente responsabile (per semplificare diciamo ciò che è ‘green‘ o ‘impact’) e la sfera psicologica (in termini di motivazione, coinvolgimento, partecipazione) della singola persona, di gruppi o dell’intera società.

1+1=3

Il risultato, 3 per l’appunto, lo possiamo chiamare Green Engagement (coinvolgimento e partecipazione green).

3 perché l’epoca che viviamo ha un’asse trainante dell’intero sistema economico e sociale, al pari delle precedenti rivoluzioni industriali: una chiara visione di futuro, la riconversione in chiave sostenibile e socialmente responsabile dell’intera società.

Di conseguenza è come nuotare in un fiume che ha una corrente molto forte. Se si nuota a favore di corrente si viaggia molto veloce, al contrario si fa una fatica immensa.

3 perché se si agisce sulle giuste leve (empowerment, visione di futuro per sé o la propria organizzazione, rimozione dei blocchi psicologici) unite alla forte corrente, la velocità di nuotata può diventare sorprendente.

E allora questo ‘Green Engagement’ lo si può declinare in molte ambiti: nei servizi per il lavoro (es. Sportello Green Jobs), in progetti di orientamento scolastico (es. Progetto Green Jobs) o universitario, in percorsi di sviluppo imprenditoriale (Green Startup),  all’interno delle imprese, sotto forma di strategie di gestione del personale o supporto alla ridefinizione della visione aziendale.

Non solo, il Green Engagement può essere strumento per politiche di coesione sociale, partecipazione, sviluppo di un territorio.

Se vuoi saperne di più o anche solo per confrontarci siamo ben lieti di berci un caffè insieme!

Scrivici a info@greenjobs.it

p.s. nel mio caso (Matteo Plevano) decaffeinato perché tollero poco la caffeina.. 🙂

 

 

Custodire le ceneri o conservare il fuoco?


Mi è capitato di passare un fine settimana a Ivrea, tranquilla cittadina ai piedi delle Alpi, in occasione del lancio de Il Quinto Ampliamento.
Forse un MBA ad Harvard o Cambridge non sarebbe valso quanto 3 giorni di passione, visioni, genio, eresia, e in parte follia nella piccola cittadina piemontese. Un evento gratuito, inclusivo, aperto a tutti e per tutti.
Può capitare di accorgersi, a Ivrea, che per due secoli e mezzo abbiamo preso una strada, certamente valida, ma forse non la migliore. Ascoltare dalle parole del professor Zamagni che il primo corso universitario in economia al mondo fu istituito a Napoli, nel 1754, figlio dell’umanesimo italiano, che trova le sue radici nel rinascimento, nel pensiero francescano, mi ha colpito. Un corso in Economia Civile, per l’uomo, in cui l’essere umano non è solo egoista e cercatore del proprio massimo interesse ma spinto da altre forze, quali la reciprocità, la solidarietà sociale, la collettività, in contrapposizione alla nascente teoria economica di stampo anglosassone. Tale economia, definita Politica, vede l’uomo cercatore del proprio massimo interesse e fonda le proprie radici in Hobbes: Homo omini lupus, l’uomo è lupo per gli altri uomini.
Può capitare di scoprire che il modello anglosassone di intendere l’economia, oggi, non è solo dominante, ma anche l’unico ad essere insegnato nelle università del mondo, comprese quelle italiane. Può capitare di accorgersi del paradosso per cui gli americani, massima espressione di un certo tipo di sistema economico, inventino le Benefit Corporation, la Corporate Social Responsibility, la Green Economy ecc…, e noi, smemorati e indifferenti al nostro glorioso passato, le inseguiamo quasi con un senso di inferiorità.
Può capitare però anche di scoprire che l’Italia è il primo Paese al mondo (dopo alcuni Stati USA ma non gli interi Stati Uniti) ad aver introdotto una forma giuridica per le imprese dell’economia civile, le Società Benefit, grazie all’iniziativa di una politica che in questo caso ha avuto la P maiuscola.
E poi ti ritrovi ad ascoltare le parole di Adriano Olivetti, colui che ha fatto la più grande esperienza di economia civile della storia, in uno spettacolo teatrale/musicale dentro la fabbrica; parole rivolte a centinaia di persone con gli occhi lucidi che non desiderano altro che raccontare il proprio aneddoto, la propria storia, la propria testimonianza di quanto fosse stata un’esperienza vera, incredibile, eretica e folle.
Una fabbrica, oggi, quasi del tutto vuota e abbandonata. E’ come se La Mecca fosse abbandonata dai musulmani, Gerusalemme da cristiani ed ebrei, Atene dai greci e dall’occidente intero. I paragoni non si contano.
Ma noi, esseri umani, siamo mossi solo dall’egoismo o abbiamo anche una spinta al bene e agli altri? Siamo esseri semplici e lineari o sistemi complessi fatti di contraddizioni, emozioni, irrazionalità, passioni? La domanda che si pone rappresenta una sfida molto ambiziosa, quasi epocale; spetta a noi decidere se continuare a celebrare i fasti di un glorioso passato o raccogliere la migliore testimonianza, farla nostra, e lasciare che generi nuova linfa vitale.
Per fortuna il fuoco non si è spento; la brace, sotto la cenere, arde ancora.
Matteo Plevano

La meraviglia di sottrarre

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L’epoca che viviamo e che, pare, si stia per concludere è l’epoca dell’accumulo, in cui l’addizione è un archetipo di buono e migliore. Come ogni archetipo è difficile da scalfire perché si annida subdolo nella cultura, nelle relazioni con gli altri, nel pensiero comune. Il ragionamento inconscio è elementare: avere più abiti è meglio che averne meno, avere più soldi è meglio che averne meno, avere più attività nella propria giornata è meglio che averne meno, lavorare di più è meglio che lavorare meno.

E allora passiamo le nostre vite ad accumulare oggetti, denaro, impegni.

Certo, se hai fame 2 mele sono meglio di una. Ma se, dopo che hai mangiato 2 mele, ne rincorri altre 10.000 forse c’è qualcosa che non va.

Forse ci stiamo dimenticando della meraviglia di sottrarre. Già, parlo di meraviglia perché l’arte di togliere il superfluo è un gesto meraviglioso, che ci riporta rapidamente a noi stessi e ai nostri bisogni e desideri più veri. L’uomo sommerso dalle cose è colui che in realtà non sa cosa vuole veramente e nel dubbio si circonda di ciò che gli altri gli suggeriscono di avere, in quanto buono e giusto. Per essere un ‘giusto’ devi avere l’auto x, l’orologio y e la vita z.

Sottrarre significa riappropriarci della nostra libertà.

Nella società attuale ci siamo dimenticati di quanto sia meravigliosa la libertà, e intendo proprio quella di chi non ha nulla o solo lo stretto necessario, in cui puoi scegliere chi essere, cosa fare, dove andare.

La vera ricchezza del nostro tempo è l’arte di sottrarre: innanzitutto sottrarre il tempo speso male, che ci fa vivere male. Riscoprire ad esempio quanto sia straordinario un punto di equilibrio nella quantità di lavoro e di guadagno rispetto agli altri aspetti della vita. E’ difficile da accettare e capire, ma guadagnare 50, a volte, è meglio che guadagnare 100. E poi togliere gli inutili orpelli che non fanno altro che appesantire il nostro incedere, come un viaggiatore che si porta sulle spalle l’enorme bagaglio di tutto il proprio passato.

Da bambini avevamo poco o nulla e anche il tempo era del tutto libero (prima di andare a scuola). Uno stato di libertà enorme, in cui la magia del gioco e della creatività riempiva di gusto le nostre giornate. Crescendo barattiamo tale meravigliosa libertà per altro, siamo sicuri che ne valga sempre la pena?

Matteo Plevano

Sportelli Green Jobs di Ivrea e Rovereto inattivi

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Gli Sportelli Green Jobs di Ivrea e Rovereto-Trento sono inattivi. Rimane attivo quindi solo lo sportello di Milano.

Nonostante i risultati molto positivi delle esperienze sviluppate, al momento le attività sono in stand by.

Purtroppo in questo modo si allontana il nostro ‘sogno’ di vedere uno Sportello Green Jobs in ogni città di Italia e purtroppo si indebolisce anche la spinta che abbiamo provato a dare all’economia sostenibile e socialmente responsabile, oltre al supporto orientativo gratuito alle persone.

Siamo dispiaciuti di tutto ciò ma non pervinti. Confidiamo che le idee innovative di valore possano trovare nuovi sentieri per la propria affermazione.

Green Jobs Hub tra i primi associati a ‘Il Quinto Ampliamento’

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Siamo felici di comunicare che Green Jobs Hub è tra i primissimi associati aIl Quinto Ampliamento, cantiere di idee e sperimentazioni per costruire un ecosistema imprenditoriale ispirato all’esperienza Olivettiana, con base a Ivrea.

A nostro avviso le premesse ci sono tutte per affermare con forza un nuovo modello di impresa, che nasce dalla tradizione tutta italiana dell’economia civile e che si ispira a valori quali la responsabilità sociale, la sostenibilità e la generazione di valore per l’impresa e la comunità.

Proprio a Ivrea più di mezzo secolo fa sono stati gettati dei semi, forse non compresi a fondo per quell’epoca storica, che oggi rappresentano il futuro dell’impresa e del lavoro. Riprendere in mano un modello simbolico forte non può che emozionare e ispirare persone mosse dai medesimi valori.

Con questa partecipazione intendiamo quindi portare il nostro contributo, a livello di contenuti e progettualità, per ispirare una nuova generazione di imprenditori, manager, lavoratori, mossi da una visione ‘alta’ e dalla voglia di costruire il futuro.

http://ilquintoampliamento.it