1+1=3

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Contaminare due saperi apre nuovi scenari e noi di Green Jobs Hub ci stiamo provando.

Ecco il ragionamento:

I due saperi in questione sono l’osservazione del cambiamento verso un’economia sostenibile e socialmente responsabile (per semplificare diciamo ciò che è ‘green‘ o ‘impact’) e la sfera psicologica (in termini di motivazione, coinvolgimento, partecipazione) della singola persona, di gruppi o dell’intera società.

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Il risultato, 3 per l’appunto, lo possiamo chiamare Green Engagement (coinvolgimento e partecipazione green).

3 perché l’epoca che viviamo ha un asse trainante dell’intero sistema economico e sociale, al pari delle precedenti rivoluzioni industriali: una chiara visione di futuro, la riconversione in chiave sostenibile e socialmente responsabile dell’intera società.

Di conseguenza è come nuotare in un fiume che ha una corrente molto forte. Se si nuota a favore di corrente si viaggia molto veloce, al contrario si fa una fatica immensa.

3 perché se si agisce sulle giuste leve (empowerment, visione di futuro per sé o la propria organizzazione, rimozione dei blocchi psicologici) unite alla forte corrente, la velocità di nuotata può diventare sorprendente.

E allora questo ‘Green Engagement’ lo si può declinare in molte ambiti: nei servizi per il lavoro (es. Sportello Green Jobs), in progetti di orientamento scolastico (es. Progetto Green Jobs) o universitario, in percorsi di sviluppo imprenditoriale (Green Startup),  all’interno delle imprese, sotto forma di strategie di gestione del personale o supporto alla ridefinizione della visione aziendale.

Non solo, il Green Engagement può essere strumento per politiche di coesione sociale, partecipazione, sviluppo di un territorio.

Se vuoi saperne di più o anche solo per confrontarci siamo ben lieti di berci un caffè insieme!

Scrivici a info@greenjobs.it

p.s. nel mio caso (Matteo Plevano) decaffeinato perché tollero poco la caffeina.. 🙂

 

 

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Custodire le ceneri o conservare il fuoco?


Mi è capitato di passare un fine settimana a Ivrea, tranquilla cittadina ai piedi delle Alpi, in occasione del lancio de Il Quinto Ampliamento.
Forse un MBA ad Harvard o Cambridge non sarebbe valso quanto 3 giorni di passione, visioni, genio, eresia, e in parte follia nella piccola cittadina piemontese. Un evento gratuito, inclusivo, aperto a tutti e per tutti.
Può capitare di accorgersi, a Ivrea, che per due secoli e mezzo abbiamo preso una strada, certamente valida, ma forse non la migliore. Ascoltare dalle parole del professor Zamagni che il primo corso universitario in economia al mondo fu istituito a Napoli, nel 1754, figlio dell’umanesimo italiano, che trova le sue radici nel rinascimento, nel pensiero francescano, mi ha colpito. Un corso in Economia Civile, per l’uomo, in cui l’essere umano non è solo egoista e cercatore del proprio massimo interesse ma spinto da altre forze, quali la reciprocità, la solidarietà sociale, la collettività, in contrapposizione alla nascente teoria economica di stampo anglosassone. Tale economia, definita Politica, vede l’uomo cercatore del proprio massimo interesse e fonda le proprie radici in Hobbes: Homo omini lupus, l’uomo è lupo per gli altri uomini.
Può capitare di scoprire che il modello anglosassone di intendere l’economia, oggi, non è solo dominante, ma anche l’unico ad essere insegnato nelle università del mondo, comprese quelle italiane. Può capitare di accorgersi del paradosso per cui gli americani, massima espressione di un certo tipo di sistema economico, inventino le Benefit Corporation, la Corporate Social Responsibility, la Green Economy ecc…, e noi, smemorati e indifferenti al nostro glorioso passato, le inseguiamo quasi con un senso di inferiorità.
Può capitare però anche di scoprire che l’Italia è il primo Paese al mondo (dopo alcuni Stati USA ma non gli interi Stati Uniti) ad aver introdotto una forma giuridica per le imprese dell’economia civile, le Società Benefit, grazie all’iniziativa di una politica che in questo caso ha avuto la P maiuscola.
E poi ti ritrovi ad ascoltare le parole di Adriano Olivetti, colui che ha fatto la più grande esperienza di economia civile della storia, in uno spettacolo teatrale/musicale dentro la fabbrica; parole rivolte a centinaia di persone con gli occhi lucidi che non desiderano altro che raccontare il proprio aneddoto, la propria storia, la propria testimonianza di quanto fosse stata un’esperienza vera, incredibile, eretica e folle.
Una fabbrica, oggi, quasi del tutto vuota e abbandonata. E’ come se La Mecca fosse abbandonata dai musulmani, Gerusalemme da cristiani ed ebrei, Atene dai greci e dall’occidente intero. I paragoni non si contano.
Ma noi, esseri umani, siamo mossi solo dall’egoismo o abbiamo anche una spinta al bene e agli altri? Siamo esseri semplici e lineari o sistemi complessi fatti di contraddizioni, emozioni, irrazionalità, passioni? La domanda che si pone rappresenta una sfida molto ambiziosa, quasi epocale; spetta a noi decidere se continuare a celebrare i fasti di un glorioso passato o raccogliere la migliore testimonianza, farla nostra, e lasciare che generi nuova linfa vitale.
Per fortuna il fuoco non si è spento; la brace, sotto la cenere, arde ancora.
Matteo Plevano

La meraviglia di sottrarre

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L’epoca che viviamo e che, pare, si stia per concludere è l’epoca dell’accumulo, in cui l’addizione è un archetipo di buono e migliore. Come ogni archetipo è difficile da scalfire perché si annida subdolo nella cultura, nelle relazioni con gli altri, nel pensiero comune. Il ragionamento inconscio è elementare: avere più abiti è meglio che averne meno, avere più soldi è meglio che averne meno, avere più attività nella propria giornata è meglio che averne meno, lavorare di più è meglio che lavorare meno.

E allora passiamo le nostre vite ad accumulare oggetti, denaro, impegni.

Certo, se hai fame 2 mele sono meglio di una. Ma se, dopo che hai mangiato 2 mele, ne rincorri altre 10.000 forse c’è qualcosa che non va.

Forse ci stiamo dimenticando della meraviglia di sottrarre. Già, parlo di meraviglia perché l’arte di togliere il superfluo è un gesto meraviglioso, che ci riporta rapidamente a noi stessi e ai nostri bisogni e desideri più veri. L’uomo sommerso dalle cose è colui che in realtà non sa cosa vuole veramente e nel dubbio si circonda di ciò che gli altri gli suggeriscono di avere, in quanto buono e giusto. Per essere un ‘giusto’ devi avere l’auto x, l’orologio y e la vita z.

Sottrarre significa riappropriarci della nostra libertà.

Nella società attuale ci siamo dimenticati di quanto sia meravigliosa la libertà, e intendo proprio quella di chi non ha nulla o solo lo stretto necessario, in cui puoi scegliere chi essere, cosa fare, dove andare.

La vera ricchezza del nostro tempo è l’arte di sottrarre: innanzitutto sottrarre il tempo speso male, che ci fa vivere male. Riscoprire ad esempio quanto sia straordinario un punto di equilibrio nella quantità di lavoro e di guadagno rispetto agli altri aspetti della vita. E’ difficile da accettare e capire, ma guadagnare 50, a volte, è meglio che guadagnare 100. E poi togliere gli inutili orpelli che non fanno altro che appesantire il nostro incedere, come un viaggiatore che si porta sulle spalle l’enorme bagaglio di tutto il proprio passato.

Da bambini avevamo poco o nulla e anche il tempo era del tutto libero (prima di andare a scuola). Uno stato di libertà enorme, in cui la magia del gioco e della creatività riempiva di gusto le nostre giornate. Crescendo barattiamo tale meravigliosa libertà per altro, siamo sicuri che ne valga sempre la pena?

Matteo Plevano

Sportelli Green Jobs di Ivrea e Rovereto inattivi

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Gli Sportelli Green Jobs di Ivrea e Rovereto-Trento sono inattivi. Rimane attivo quindi solo lo sportello di Milano.

Nonostante i risultati molto positivi delle esperienze sviluppate, al momento le attività sono in stand by.

Purtroppo in questo modo si allontana il nostro ‘sogno’ di vedere uno Sportello Green Jobs in ogni città di Italia e purtroppo si indebolisce anche la spinta che abbiamo provato a dare all’economia sostenibile e socialmente responsabile, oltre al supporto orientativo gratuito alle persone.

Siamo dispiaciuti di tutto ciò ma non pervinti. Confidiamo che le idee innovative di valore possano trovare nuovi sentieri per la propria affermazione.

Green Jobs Hub tra i primi associati a ‘Il Quinto Ampliamento’

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Siamo felici di comunicare che Green Jobs Hub è tra i primissimi associati aIl Quinto Ampliamento, cantiere di idee e sperimentazioni per costruire un ecosistema imprenditoriale ispirato all’esperienza Olivettiana, con base a Ivrea.

A nostro avviso le premesse ci sono tutte per affermare con forza un nuovo modello di impresa, che nasce dalla tradizione tutta italiana dell’economia civile e che si ispira a valori quali la responsabilità sociale, la sostenibilità e la generazione di valore per l’impresa e la comunità.

Proprio a Ivrea più di mezzo secolo fa sono stati gettati dei semi, forse non compresi a fondo per quell’epoca storica, che oggi rappresentano il futuro dell’impresa e del lavoro. Riprendere in mano un modello simbolico forte non può che emozionare e ispirare persone mosse dai medesimi valori.

Con questa partecipazione intendiamo quindi portare il nostro contributo, a livello di contenuti e progettualità, per ispirare una nuova generazione di imprenditori, manager, lavoratori, mossi da una visione ‘alta’ e dalla voglia di costruire il futuro.

http://ilquintoampliamento.it

 

Perché svolgere un progetto di orientamento ai Green Jobs nelle scuole?

1. Green Economy come paradigma dell’attuale cambiamento socio-economico
L’economia sostenibile rappresenta uno dei più importanti (se non il più importante) fattori di cambiamento del contesto socio-economico attuale. Rendere il sistema economico sostenibile nel tempo, in grado quindi di perdurare e non degradare le risorse e l’ambiente, rappresenta un’enorme opportunità di sviluppo di lavoro, inteso come la capacità di generare valore per sé e per la collettività. Per questo l’approccio è del tutto trasversale, nell’interpretare il cambiamento, non solo legato a settori prettamente ambientali ma pervasivo nel concepire ogni prodotto o servizio in chiave sostenibile.

2. Green Economy come visione di futuro e attivatore di energie
La green economy rappresenta una chiara visione di futuro dell’attuale fase storica; per tale motivo consente di veicolare le energie verso una finalità condivisa, sostenibile e socialmente responsabile. Ogni grande cambiamento storico è stato caratterizzato da una visione di futuro che potesse traghettare il sistema verso una condizione nuova e migliore. Ci è accaduto con particolare evidenza durante le rivoluzioni industriali o durante la più recente rivoluzione informatica e del web. Una chiara visione di futuro pu catalizzare le energie e muovere il sistema, partendo dal singolo individuo che pu trovare in tale contesto una risposta alla ricerca del senso del proprio agire, l’espressione dei propri valori e fornire il proprio contributo di energia (e lavoro) per uno sforzo condiviso e denso di significato. Quando tale dinamica trova una dimensione collettiva si potenzia esponenzialmente generando il cambiamento auspicato.

3. Trasversalità dell’approccio
L’economia sostenibile riguarda principalmente il come si svolge un’attività piuttosto che il cosa si svolge. Anche il concetto stesso di Green Job è difficilmente categorizzabile perché è riferito ad un processo che riguarda in larga parte la trasformazione di ci che esiste in chiave sostenibile. Per questo accomuna settori apparentemente distanti e inconciliabili: agricoltura, energia, chimica, mobilità, servizi, turismo, cultura, finanza, trasporti ecc… Tale approccio consente di coprire e intercettare la quasi totalità di domanda di orientamento da parte degli studenti.

4. Rispondere al bisogno di orientamento
Gli studenti degli ultimi anni delle scuole superiori sono chiamati a compiere un’importante scelta per la propria vita: la scelta di cosa fare dopo il diploma (università, mondo del lavoro o altri percorsi formativi). Tale scelta rappresenta un momento estremamente delicato e importante sia per il singolo ragazzo, che pu iniziare un percorso di vita professionale positivo e soddisfacente, sia a livello sociale nel consentire l’espressione delle migliori energie ed evitare che vengano disperse, generando frustrazione o spreco di potenzialità, entusiasmo, energia.

5. Un orientamento terzo rispetto a famiglia, scuola, università
Portare a scuola una visione terza rispetto ai tradizionali soggetti in campo rappresenta un valore aggiunto importante del presente progetto. Gli studenti rischiano spesso di avere dei condizionamenti volontari o involontari da figure di riferimento, quali genitori, familiari, compagni di classe, amici, docenti. Avere uno spazio di riflessione esterno alle dinamiche scolastiche o familiari pu rappresentare un momento di grande apertura del ragazzo, ponendolo nella condizione di essere libero da stereotipi o pregiudizi. Inoltre buona parte delle attività orientative organizzate dalle scuole sono relative a incontri con le università (open day o presentazioni a scuola), rappresentando inevitabilmente una visione parziale delle opportunità disponibili e non un approccio organico e terzo.

6. Dare informazioni sul mondo del lavoro
Un obiettivo è colmare le lacune di conoscenza del mondo del lavoro, mostrando una panoramica di opportunità, con particolare attenzione rispetto ai settori maggiormente in crescita e dal maggior potenziale. Spesso accade che ci siano visioni semplicistiche delle professioni o addirittura molto distanti dalla realtà. In molti altri casi c’è una conoscenza molto ridotta del mondo del lavoro, in cui si conoscono molto poco i diversi settori e professioni.

7. Ascolto
L’approccio è basato interamente sull’ascolto, che trova il proprio apice nel colloquio. Le informazioni fornite o gli aspetti trattati dal professionista sono conseguenza della domanda dello studente e non forniti a priori. Il bisogno di ascolto da parte degli studenti è estremamente significativo, probabilmente il bisogno maggiore riscontrato dall’attività empirica sul campo in due anni di progetto. L’azione che ha la maggiore incidenza è proprio il colloquio individuale perché focalizza la propria attenzione sulle esigenze e necessità dello studente in modo estremamente mirato.

8. Consapevolezza della scelta
La scelta post-diploma si rivela spesso frutto di riflessioni incomplete, parziali e talvolta superficiali. Agire sulla consapevolezza significa avvicinare al contesto reale le riflessioni degli studenti, senza intaccare la libera scelta. Un momento di confronto approfondito è utile per guardarsi allo specchio e riflettere su aspetti immateriali quali desideri, aspirazioni, inclinazioni, oltre ad un’autovalutazione delle proprie capacità. Anche una conoscenza più approfondita del mondo del lavoro e delle sue dinamiche è elemento rilevante nel processo valutativo e decisionale.

9. Ridurre le paure
La scelta post-diploma è uno dei primi atti di responsabilità della vita adulta. Grazie ad essa si determina in buona parte il futuro professionale della persona. Tale momento di passaggio risulta particolarmente delicato, soprattutto in quanto svolto a cavallo tra l’adolescenza e la vita adulta. In questa fase emergono con tutta la propria forza le paure, che si sommano alle già presenti incertezze che riguardano l’identità, la relazione con i coetanei e con gli adulti. Per questo è molto importante agire sulla riduzione delle paure, facendo leva sulla fiducia in se stessi e nel proprio impegno. Non negare le difficoltà, anzi averle ben chiare (il percorso non sarà facile per nessuno) ma imprimere un senso di sana sfida per esprimere il meglio di sé, con l’impegno e la determinazione. Affrontare un contesto che indica ancora un’ampia disoccupazione giovanile con lo spirito di chi non attende che tutto sia dovuto ma che si applica con impegno per generare valore.

10. Educazione al lavoro
Indirettamente questo progetto incide come forma di educazione civica al lavoro. L’idea di lavorare in coerenza con i propri valori, e poterli affermare generando ricchezza (nel senso più alto del termine) è un messaggio molto forte, sia come forma di attivazione di energie, sia per riaffermare la centralità del lavoro come fondamento del vivere sociale. Poter svolgere un’attività lavorativa che ha ripercussioni ambientali e sociali, come nel caso dei green jobs, è un modo forte per stimolare l’entusiasmo, generare motivazione e partecipazione sociale condivisa. Quasi sempre i concetti di lavoro e sostenibilità sono scissi, come appartenenti a due domini diversi. Di conseguenza anche i valori posseduti dalle persone tendono a non dialogare, provocando anche una scissione delle azioni concrete. Creare un collegamento tra queste due sfere apre scenari inediti a livello di possibilità: il messaggio forte che passa è che la sostenibilità pu essere una grande opportunità di lavoro e pu diventare il modo per esprimere i propri valori. Affermare che tutto ci sia possibile, ascoltando anche i preziosi racconti dei testimonial, pone l’evidenza dei fatti al di sopra di opposte speculazioni.